Tommaso Campanella

Nato a Stilo, in Calabria, nel 1568, Tommaso Campanella entra nel 1582 nell’ordine dei domenicani. Durante il corso di studi, legge di nascosto le opere di Erasmo e, soprattutto, il De rerum natura iuxta propria principia (La natura secondo i suoi princìpi, 1586) di Bernardino Telesio, che gli rivela una concezione del mondo fisico alternativa a quella aristotelica. La prima opera filosofica di Campanella, la Philosophia sensibus demonstrata (La filosofia dimostrata attraverso i sensi, 1591), è un’apologia della filosofia di Telesio.
All’inizio degli anni Novanta Campanella si trasferisce a Napoli, dove l’ambiente culturale è vivace e stimolante. L’Inquisizione comincia però a interessarsi a lui e lo condanna per le idee espresse nella Philosophia. Campanella fugge, cercando rifugio in diverse città italiane fino a giungere a Padova; qui conosce Sarpi e Galilei , ma nel 1593 viene nuovamente imprigionato per eresia. L’anno seguente è trasferito a Roma, nello stesso carcere in cui si trova Giordano Bruno; torturato, è costretto ad abiurare. Nel 1597 subisce un nuovo processo, al termine del quale viene liberato con l’ordine di ritornare a Stilo.
Nella sua terra Campanella ritrova la miseria dei contadini, oppressi dalle tasse imposte dagli spagnoli e dalle prepotenze dei signori locali, che genera una diffusa protesta e continui fermenti di rivolta. Raccolti intorno a sé numerosi discepoli, grazie alla sua fama di mago e taumaturgo, Campanella organizza una congiura per liberare la Calabria dalla dominazione spagnola e per fondare un nuovo regno retto dall’idea di giustizia e di comunione fra gli uomini. Arrestato nel 1599, si finge pazzo per evitare la pena di morte. Nei ventisette anni che, da questo momento, trascorre in carcere, Campanella lavora intensamente, componendo un gran numero di opere di diverso genere: tra le altre, ricordiamo le Poesie , La Città del Sole , l’Apologia per Galileo, la Metafisica e la monumentale Teologia (rimasta inedita fino ai nostri giorni).
Liberato dalle carceri napoletane nel 1626, viene trasferito a Roma. Nel 1634 fugge in Francia, nel timore di essere considerato l’ispiratore di una nuova congiura antispagnola appena scoperta. A Parigi è benevolmente accolto dal re Luigi XIII, che gli assegna un vitalizio. In questi anni Campanella cura l’edizione delle proprie opere e scrive a favore della monarchia francese, esortandola alla missione unificatrice del mondo cristiano.
Muore a Parigi il 21 maggio 1639.

Tratto da Moduli di letteratura italiana ed europea,
di A. Dendi, E. Severina, A. Aretini
Carlo Signorelli Editore, Milano

Poesie
La città del sole