Ruzante

Ruzante, termine che va ricondotto al pavano, «rucare», che significa “brontolare”, “borbottare”, “parlare non chiaramente”, è il nome d’arte che Angelo Beolco adottò per la propria carriera di autore e attore teatrale. Nacque a Padova intorno al 1496, figlio naturale di Giovanni Francesco Beolco, dottore in medicina e docente nello Studio padovano. L’ambiente colto e agiato in cui crebbe assicurò a Ruzante un’educazione di buon livello. Fu amministratore dei beni fondiari della famiglia, ed è grazie a tale attività che egli venne per la prima volta a diretto contatto con le classi contadine, le vere protagoniste dei suoi testi.
Decisivi per la sua carriera letteraria furono l’amicizia e il supporto del patrizio Alvise Cornaro, esponente di quell’umanesimo veneto che coniugava la passione per le lettere con un’oculata gestione dei possedimenti rurali. Il Cornaro fu per Ruzante un vero e proprio committente, e le diverse fasi dell’opera dell’autore-attore offrono significative convergenze con l’analogo evolversi dell’ideologia e del gusto del signore veneziano. L’ingresso di Ruzante nel circolo cornariano segna infatti il suo passaggio da un’attività teatrale di tipo occasionale, legata ai carnevali veneziani (nell’ambito della quale si segnalano la Pastoral, 1519-1520, e la Betìa , 1522-1525), a una fase più «impegnata», centrata sui temi della vita contadina, della guerra, delle tensioni sociali che colpiscono gli strati sociali più umili e coincide con il definitivo abbandono della poesia a favore della prosa. A questo periodo, che copre gli anni fra il 1527 e il 1531, appartengono i capolavori di Ruzante: i tre Dialoghi, la Moscheta , la Fiorina, oltre ad alcune importanti collaborazioni con Ariosto per l’allestimento di commedie presso la corte ferrarese. Segue una terza fase, legata agli sviluppi del nuovo classicismo e caratterizzata dalla ripresa dei modelli plautini: prova ne sono la Piovana e la Vaccaria (1531-1532). La Littera all’amico Alvarotto, del 1536, è l’ultimo testo pervenutoci di Ruzante, che in seguito fu perlopiù assorbito dagli affari. Ma la sua passione teatrale non si spense mai, come dimostra la progettata rappresentazione, a Padova, della tragedia Canace di Sperone Speroni, che prevedeva Ruzante nell’inedito ruolo di protagonista tragico. La sua morte prematura nel 1542, tuttavia, impedì la realizzazione del progetto.

Tratto da Moduli di letteratura italiana ed europea,
di A. Dendi, E. Severina, A. Aretini
Carlo Signorelli Editore, Milano

La Betía
La Moscheata