Pietro Bembo

Pietro Bembo nacque a Venezia nel 1470, figlio primogenito di uno dei più autorevoli senatori della Serenissima; era quindi destinato, secondo la tradizione, a intraprendere la carriera politica, ma presto la abbandonò per dedicarsi esclusivamente all’impegno letterario. Per perfezionare la conoscenza della lingua greca, Bembo si recò a Messina dove frequentò, tra il 1492 e il 1494, la scuola del filologo Costantino Lascaris. Frutto di questo periodo è il dialogo in latino De Aetna, pubblicato nel 1496 da Aldo Manuzio, il grande editore e umanista intorno al quale si stringeva un gruppo di dotti che ispirò a Bembo vasti interessi letterari e filosofici, in particolare quello per il neoplatonismo di Marsilio Ficino e Pico della Mirandola. Tra il 1497 e il 1499 soggiornò a Ferrara, dove iniziò la stesura del dialogo gli
Asolani , pubblicato nel 1505. Nel 1501, su sollecitazione di Manuzio, Bembo curò prima un’edizione del Canzoniere di Petrarca , quindi della Commedia dantesca (1502), edizioni che furono pietre miliari nell’affermazione del nuovo umanesimo volgare.
Tornato a Ferrara (1502-1506), strinse amicizia con Ariosto e maturò il definitivo distacco dall’ambiente veneziano; lasciata la corte estense, si trasferì a Urbino, dove si trattenne dal 1506 al 1511. Nel vivace clima urbinate, giunse a maturazione la nuova poetica di Bembo, che mise mano ai primi abbozzi delle Prose della volgar lingua (pubblicate nel 1525). Nel 1512 fu chiamato a Roma da papa Leone X a far parte della sua Segreteria, ed entrò così nella carriera ecclesiastica. A Roma fu tra i protagonisti della vita culturale e vi si trattenne fino al 1519, per poi ritirarsi nella «dolce solitudine» e negli ozi letterari della sua villa padovana. Nel 1530 ricevette l’incarico di storico ufficiale della Repubblica di Venezia e, l’anno seguente, diede alle stampe il primo volume della Historia veneta (Storia di Venezia); in questo stesso anno pubblicò anche la raccolta delle Rime . Nel 1539 il papa Paolo III lo nominò cardinale: Bembo ritornò a Roma, dove visse gli ultimi anni di vita e si spense nel 1547.

Tratto da Moduli di letteratura italiana ed europea,
di A. Dendi, E. Severina, A. Aretini
Carlo Signorelli Editore, Milano

Gli Asolani
Prose della volgar lingua
Rime