I Discorsi sopra la prima deca di Tito Livio. Lo stesso rapporto tra la lezione degli antichi e l’analisi della contemporaneità si ritrova nei Discorsi sopra la prima deca di Tito Livio , l’opera più direttamente ispirata dalla lettura dei classici della storiografia latina, e quella in cui Machiavelli si occupa soprattutto della forma di governo repubblicana. Si tratta infatti di un testo sviluppatosi progressivamente nell’ambito del cenacolo degli Orti Oricellari, i cui giovani esponenti erano nella maggior parte dei casi di orientamento repubblicano. L’opera non ha una struttura unitaria, si tratta soprattutto, come dice il titolo, di divagazioni a partire dall’opera di Livio, però in essa ritroviamo lo stesso rigore argomentativo e la stessa capacità di cogliere gli aspetti più significativi della realtà contemporanea che sono alla base della trattazione sistematica del Principe. Nei Discorsi, come nel Principe, si realizza in modo convincente la sintesi tipicamente umanistica tra la concezione naturalistica dell’uomo e il riferimento al mondo classico, che è visto come un patrimonio mai sufficientemente esplorato di conoscenze. L’immagine che Machiavelli ha del carattere umano non è però il frutto di quel processo di idealizzazione che spesso si può ritrovare in tanti autori del rinascimento: in molti passi del Principe si trovano dei giudizi impietosi sui difetti umani e, soprattutto, sulla tendenza dell’uomo a rinunciare a un costante uso critico della ragione.

La Mandragola. Un’analoga visione pessimistica del carattere umano si può ritrovare nella Mandragola , commedia arguta e divertente, dall’intreccio complesso ma efficacissimo sul piano scenico, e contemporaneamente analisi dissacrante della società del tempo e dei comportamenti umani.

Le Istorie fiorentine. Nella produzione di Machiavelli si è soliti distinguere tra opere politiche, opere storiche e opere letterarie, ma è importante sottolineare come tutte siano pervase da un medesimo atteggiamento etico e da uno stesso desiderio di rappresentare in modo realistico e significativo, anche nel senso di un’intenzione educativa, le varie facce del carattere umano. È in questo senso che si può leggere anche il ritratto di Lorenzo de’ Medici contenuto nelle Istorie fiorentine: la figura del Magnifico assume un valore paradigmatico e la celebrazione che ne fa Machiavelli non dipende certo dal fatto che i committenti dell’opera sono i suoi discendenti. Lorenzo incarna l’immagine dell’uomo naturale, nel cui carattere coesistono aspetti solo apparentemente contraddittori, sintomo in realtà di tutta la multiforme ricchezza dell’essere umano; proprio la sua umanità è la migliore garanzia dell’intelligenza e dell’efficacia della sua azione politica, tanto è vero che questa pagina delle Istorie fiorentine può essere letta come un nuovo modello del principe ideale.

Il Dialogo intorno alla nostra lingua. Alla totale adesione al mondo reale che informa tutta la sua opera va ricondotta anche la scelta linguistica di Machiavelli, sostenitore, nella teoria e nei fatti, della lingua dell’uso; in questo senso va ricordato il suo Dialogo intorno alla nostra lingua, rimasto inedito ma composto probabilmente intorno al 1516 e nato anch’esso nell’ambito culturale degli Orti Oricellari. In quest’opera Machiavelli sostiene l’eccellenza della lingua «naturale» sulla lingua «d’arte» e riconosce nel fiorentino la lingua ideale, in primo luogo per il carattere del suo sistema fono-morfologico, cui egli riconosce un’unità e un’originalità non comuni ad altri idiomi e, soprattutto, agli idiomi «misti», proposti per esempio dai sostenitori della soluzione «cortigiana»; in secondo luogo, ma con un valore secondario rispetto alla presunta eccellenza «linguistica» del fiorentino, va considerato il suo valore letterario, cioè l’uso che ne hanno fatto gli scrittori trecenteschi e, in particolare, Dante. La realizzazione pratica di questa teoria è evidente in tutte le opere di Machiavelli, ma forse, come era anche logico aspettarsi, visto che si tratta di un’opera squisitamente letteraria, la creazione più originale dal punto di vista linguistico va individuata nella Mandragola, dove i diversi personaggi sono caratterizzati in modo diverso anche sotto il profilo del linguaggio.

Una valutazione critica di Machiavelli. La valutazione dell’opera di Machiavelli ha sempre suscitato dibattiti accesi lungo il corso dei secoli e spesso sono state date interpretazioni parziali o fuorvianti della sua personalità. Alcuni tratti del suo carattere sembrano effettivamente difficili da valutare, per esempio il fatto che negli anni di San Casciano egli tenti di riavvicinarsi ai Medici e contemporaneamente diventi il modello di riferimento dei giovani repubblicani che frequentano gli Orti Oricellari. In realtà l’apparente dicotomia tra le sue convinzioni repubblicane e la celebrazione del principato si chiarisce pienamente se si considera che le due forme di governo possono corrispondere a due fasi diverse della vita politica della nazione e che, in ogni caso, la monarchia e la repubblica possono entrambe essere solide ed efficaci o degradate e corrotte. Questa posizione risulta chiaramente all’interno dei Discorsi e del Principe ed è un grande merito dell’autore, e un segnale della grande modernità della sua concezione politica, aver riconosciuto, pur restando un repubblicano convinto, che la situazione italiana contemporanea richiedeva piuttosto l’azione energica e oculata di un principe.

Tratto da Moduli di letteratura italiana ed europea
di A. Dendi, E. Severina, A. Aretini
Carlo Signorelli Editore, Milano

Dell’arte della guerra
Clizia
Discorsi sopra la prima Deca di Tito Livio
Favola di Belfagor
Mandragola
Il Principe

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