Il riavvicinamento ai Medici. A partire dal 1516 Machiavelli incomincia a ritornare a Firenze per periodi più lunghi e a frequentare il gruppo di giovani intellettuali che si riunivano negli Orti Oricellari, cioè i giardini di Palazzo Rucellai, che vedono in lui un maestro e un modello; contemporaneamente, egli si riavvicina ai Medici che lo assumono come storico ufficiale della città, conferendogli l’incarico, nel 1520, di comporre le Istorie fiorentine, opera in otto libri che verrà portata a termine nel 1525. Negli stessi anni, però, Machiavelli conferma il proprio interesse per la politica e per il problema della milizia con i sette libri Dell’arte della guerra , trattato in forma di dialogo i cui interlocutori sono gli intellettuali che frequentano gli Orti Oricellari; a quest’opera si può ricollegare anche la Vita di Castruccio Castracani da Lucca (1519), breve biografia di uno dei più famosi condottieri toscani del Trecento. Nel 1525 viene messa in scena la Clizia , commedia di impianto classico e dal tema forse autobiografico, testo meno originale rispetto alla Mandragola, ma che conferma il grande interesse di Machiavelli per il teatro.

La cacciata dei Medici e la restaurazione della Repubblica. Negli ultimi anni della sua vita, i Medici affidano a Machiavelli anche alcuni incarichi diplomatici di scarsa rilevanza, tra cui si può ricordare una missione presso il convento dei frati minori di Carpi per richiedere un predicatore per l’imminente quaresima, incarico descritto in modo efficacemente ironico dallo stesso Machiavelli in una lettera a Francesco Guicciardini . Più significativo è invece il ruolo svolto dallo scrittore durante i mesi che vedono una nuova cacciata dei Medici da Firenze (1526) e il sacco di Roma (1527). Restaurata la Repubblica, Machiavelli viene escluso da qualunque incarico proprio per la sua collaborazione con i Medici e muore poco tempo dopo, il 21 giugno del 1527.

Cultura classica e concezione «naturalistica» dell’uomo

Machiavelli fondatore della scienza politica. Machiavelli viene considerato il fondatore della scienza politica moderna tale riconoscimento deriva dal fatto che egli è il primo a ritenere che i criteri dell’azione politica debbano essere ricavati da una costante osservazione della realtà, convinto che solo tale lavoro di analisi possa condurre alla conoscenza del carattere umano, premessa indispensabile per qualsiasi scelta da parte dell’uomo politico.

L’autonomia della politica. Questa concezione «naturalistica» dell’uomo, che svincola l’attività politica da qualunque implicazione religiosa riportandola nell’ambito delle leggi che governano il mondo naturale, è una diretta conseguenza della formazione culturale di Machiavelli: egli fa costante riferimento alla lezione degli antichi che, secondo il più autentico spirito umanistico e rinascimentale, gli sembrano dei modelli di riferimento proprio per la sostanziale immutabilità del carattere umano.

L’epistolario. La duplice natura della riflessione politica di Machiavelli, fatta di osservazione della realtà e di studio dell’antichità, è alla base di tutta la sua produzione e ne abbiamo un primo importantissimo esempio nell’epistolario, in particolare nella più famosa tra le lettere inviate a Francesco Vettori: in essa lo scrittore comunica all’amico di aver composto Il Principe e specifica che tale opera è nata sia dalla lettura dei classici sia dalla propria esperienza concreta, non solo quella accumulata nei quindici anni di attività politica al massimo livello, ma anche quella che nasce dal contatto con la quotidianità, anche con la realtà meno nobile delle lunghe e inerti giornate di San Casciano.


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