Luigi Pulci

Nella cerchia di Lorenzo il Magnifico. Nato a Firenze nel 1432 da Jacopo Pulci e dall’aristocratica Brigida de’ Bardi, Luigi si trovò presto costretto a far fronte a una pessima situazione economica in seguito alla morte del padre, avvenuta nel 1451. Il giovane Luigi visse per qualche tempo lavorando come segretario presso il ricco mercante Francesco Castellani che, in rapporti con i Medici, lo introdusse nell’ambiente di corte. Ebbe rapporti di dimestichezza con il giovanissimo Lorenzo , animatore principale della «brigata» medicea, nella quale si coltivava un tipo di poesia (spesso composta in gruppo, a più mani) in linea con la tradizione volgare fiorentina: linguaggio basso, aderente al quotidiano; argomenti satirici o giocosi; parodie e sperimentazioni linguistiche (forme gergali, rusticali e genericamente dialettali, manipolazioni lessicali e grammaticali ai limiti dell’assurdo). In questo contesto nacquero La Nencia da Barberino di Lorenzo de’ Medici, parodia del linguaggio rusticale e della poesia amorosa, e la Beca da Dicomano di Luigi Pulci, parodia più spinta che esaspera i registri della Nencia.

La Giostra. Tra la fine del 1464 e l’inizio del 1465, a causa del fallimento della banca aperta a Firenze dal fratello Luca, Pulci dovette rifugiarsi in una sua proprietà nel Mugello per sfuggire ai creditori e solo l’intercessione del Magnifico gli permise di rientrare a Firenze nel 1466. Da allora fin verso il 1472 Luigi godette di un notevole prestigio presso i Medici, che lo impegnarono in missioni ufficiali in varie città. Nel 1469 gli toccò l’onore di celebrare, con le ottave della Giostra, la vittoria di Lorenzo il Magnifico in un torneo che ebbe luogo il 7 febbraio di quell’anno (evento che sanciva l’investitura del giovane a successore di Piero).

Il Morgante e l’accusa di eresia. Ma le fortune di Pulci incominciarono rapidamente a declinare a mano a mano che nella politica culturale di Lorenzo si accresceva il ruolo di Marsilio Ficino, che diede alla corte medicea un’impronta di più elevato e aristocratico tenore intellettuale. Pulci intensificò, allora, i suoi contatti con Roberto Sanseverino conte di Caiazzo, a cui lo aveva presentato lo stesso Lorenzo; lo raggiunse a Milano nel 1473 e lo seguì negli anni successivi a Bologna e a Venezia. Nel 1478 pubblicò la sua opera principale, il poema cavalleresco Morgante . Nell’edizione ampliata del 1483 Pulci aggiunse un accenno polemico a Savonarola, che aveva pubblicamente biasimato i suoi scritti come sacrileghi. Ma il terribile frate domenicano non poteva essere attaccato impunemente e Pulci, accusato di eresia, dovette pubblicare una ritrattazione in terzine, la Confessione. Quando meditava di tornare a Firenze si ammalò, a Padova, dove morì nell’autunno del 1484. Venne seppellito da eretico, a lume spento e in terra sconsacrata. Nel 1494 Savonarola avrebbe citato il Morgante quale esempio di libro scellerato da gettare nei roghi purificatori, e nel 1559, in piena età della Controriforma, tutta l’opera poetica di Pulci sarebbe stata inclusa nell’Indice dei libri proibiti voluto dal papa Paolo IV.

Tratto da Moduli di letteratura italiana ed europea
di A. Dendi, E. Severina, A. Aretini
Carlo Signorelli Editore, Milano

Il Morgante