Ippolito Nievo

Ippolito Nievo nasce a Padova il 30 novembre 1831. Il padre Antonio è un magistrato di idee liberali; la madre Adele è figlia del nobile veneziano Carlo Marin e della contessa Ippolita di Colloredo, il cui castello friulano sarà l’archetipo di quello di Fratta nelle Confessioni. Ippolito trascorre l’infanzia nella campagna veneto-friulana, compie gli studi ginnasiali a Verona e quelli liceali tra Mantova, Cremona e Pisa. A Mantova, nel 1848, segue con grande partecipazione i moti insurrezionali; mandato dal padre in Toscana, partecipa, da posizioni democratiche, ai moti di Livorno del 1849. L’anno successivo si iscrive alla facoltà di Legge nell’università di Pavia, poi passa a quella di Padova.
Contemporaneamente ha inizio la sua attività letteraria e giornalistica. In pochi anni scrive romanzi, saggi, poesie, testi teatrali, oltre che articoli per diversi giornali locali, dando prova di duttilità, curiosità intellettuale, sicurezza espressiva. Nel 1851, a conclusione di un breve rapporto amoroso, mette in discussione la sua esperienza di innamorato e di intellettuale romantico (formatosi su Rousseau e sull’Ortis foscoliano) nel romanzetto umoristico-satirico Antiafrodisiaco per l’amor platonico. Già in questa prima esperienza letteraria la sua attenzione è volta a combinare, sul piano linguistico, moduli letterari con forme popolari e dialettali, secondo quella che poi sarà una sua costante espressiva.
Dopo due volumi di Versi (1854-1855; altri due ne seguiranno), tra il 1855 e il 1856 pubblica sette racconti di ambiente contadino, che avrebbero dovuto comporre, secondo l’intento dell’autore, un Novelliere campagnuolo. In essi l’analisi sociale si combina con motivi sentimentali e con l’idealizzazione del mondo rurale.
Alla tematica campestre appartiene anche il romanzo Il conte pecoraio (1858), che per l’intreccio (le disavventure di una contadina sedotta da un nobile prepotente) e per la lingua appare orientato verso il modello manzoniano. Più riuscito è però Il barone di Nicastro (1857), racconto "filosofico" dal tono ironico-satirico, alla maniera del Candido di Voltaire: qui le disavventure sono quelle di un nobile erudito che insegue la virtù per tutto il mondo. Tra il 1857 e il 1858 Nievo lavora al romanzo che solo nel Novecento verrà riconosciuto come il suo capolavoro: Confessioni di un italiano , pubblicato postumo nel 1867.
Nel 1859 Nievo è a Torino e si arruola tra i Cacciatori delle Alpi di Garibaldi. A questi anni di impegno patriottico appartengono gli scritti politici, tra cui spicca il cosiddetto Frammento sulla rivoluzione nazionale (del 1859, ma uscito postumo), in cui si affronta la questione dei contadini entro la prospettiva risorgimentale.
Nel 1860 Nievo partecipa alla spedizione dei Mille con Garibaldi, che gli affida, dopo l’occupazione di Palermo, la viceintendenza generale della spedizione. Nel febbraio 1861 muore per l’affondamento del piroscafo Ercole in rotta da Palermo a Napoli.

Tratto da Moduli di letteratura italiana ed europea,
di A. Dendi, E. Severina, A. Aretini
Carlo Signorelli Editore, Milano

Le confessioni di un italiano