Iacopo Sannazzaro

Iacopo Sannazaro nacque nel 1457 a Napoli da famiglia aristocratica. Difficoltà finanziarie seguite alla morte del padre (1462) e alla confisca di una miniera di allume da parte del re Ferrante d’Aragona (1465) indussero la famiglia a trasferirsi nel feudo materno di San Cipriano Picentino, presso Salerno. A Napoli Iacopo fece ritorno nel 1473-1474, per condurre studi di carattere umanistico: all’apprendimento del latino e del greco seguirono ben presto i primi saggi di erudizione e di filologia, nonché le prime composizioni poetiche in latino (confluite nella raccolta delle Elegie), brillanti prove che attirarono l’affettuosa attenzione di Pontano, che accolse il giovane letterato nella sua accademia con il nome di Azio Sincero. Parallela a questo tirocinio classicista è l’assimilazione dei modelli letterari toscani, in particolare Boccaccio e Petrarca , e l’attenzione per i nuovi esperimenti bucolici in volgare di poeti senesi e fiorentini. Furono proprio alcune ecloghe volgari il primo nucleo del suo capolavoro in lingua italiana, l’Arcadia , la cui prima redazione risale al 1483-1486.
A partire dall’inizio degli anni Ottanta, Iacopo iniziò a partecipare assiduamente alla vita di corte, legandosi ad Alfonso d’Aragona e al principe Federico che gli donò una splendida villa a Mergellina.
Il crollo della dinastia aragonese, però, era ormai incipiente e, con esso, volgeva al termine un’intera stagione della cultura napoletana: nel 1494 il re francese Carlo VIII (pretendente al trono per ragioni dinastiche) occupò Napoli e, dopo un’effimera riconquista degli aragonesi, i nuovi equilibri politici europei costrinsero il re Federico ad abdicare definitivamente (1501) a favore del re di Spagna Ferdinando il Cattolico. Dando prova di fedeltà e vera amicizia, Sannazaro vendette gran parte dei suoi beni, offrì il ricavato a Federico e lo seguì nell’esilio in Francia. Rientrò a Napoli solo dopo la morte del suo protettore, nel 1505, stabilendosi nella villa di Mergellina; qui, confortato dall’affetto della gentildonna Cassandra Marchese, si dedicò alla revisione delle sue Rime, che raccolse in un canzoniere di 101 componimenti di genere diverso (sonetti, canzoni, sestine, madrigali, capitoli in terza rima), ma soprattutto alla poesia latina: oltre alla raccolta di Elegie già ricordata, ci restano 152 Epigrammi di varie forme metriche, cinque Eclogae piscatoriae (originale trasferimento delle forme della poesia bucolica dall’ambiente dei pastori a quello dei pescatori) e soprattutto un poemetto in esametri di argomento sacro, De partu Virginis (“Il parto della Vergine”). Sannazaro morì nel 1530, nella casa napoletana della Marchese.

Tratto da Moduli di letteratura italiana ed europea,
di A. Dendi, E. Severina, A. Aretini
Carlo Signorelli Editore, Milano

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