Guido Guinizzelli

Guido Guinizzelli, che Dante nella Commedia definì «il padre mio / e de li altri miei miglior che mai / rime d’amor usar dolci e leggiadre» (Purgatorio, XXVI, 97-99), nacque intorno al 1240. Figlio di un giudice, fu anch’egli giurisperito, s’impegnò in politica nel partito ghibellino, tanto da patire, con l’avvento al potere dei guelfi, l’esilio a Monselice, dove morì nel 1276.
La sua produzione poetica non fu particolarmente cospicua: ci rimangono cinque canzoni e una ventina di sonetti, più alcuni frammenti. Benché sia impossibile datare i suoi componimenti, possiamo tuttavia ipotizzare una linea evolutiva del suo percorso poetico. Si passa infatti da una serie di liriche conformi ai moduli guittoniani ad altre che mostrano uno stile più originale e che gettano le basi della grande stagione dello stilnovo fiorentino. I due snodi principali della sua opera sono rappresentati da un sonetto inviato a Guittone il cui incipit, «O padre meo de la vostra laude», suona come un omaggio tributato a colui che fino a quel momento era riconosciuto come maestro indiscusso, e dalla canzone Al cor gentil rempaira sempre amore, considerata una sorta di manifesto dello stilnovo dal momento che ne enuncia alcune idee-guida con andamento ragionativo e programmatico.
Nella lirica guinizzelliana sono presenti entrambi i filoni che saranno ripresi e approfonditi dai fiorentini: infatti compaiono i temi della lode alla donna, ammirata estaticamente in un trionfo di luce, e dell’ineffabilità, temi che saranno fatti propri da Dante con un’accentuazione dell’elemento spiritualizzante; ma non mancano spunti di una concezione dell’amore come passione tormentosa dei sensi che provoca angoscia e morte, che saranno sviluppati da Cavalcanti .

Tratto da Moduli di letteratura italiana ed europea
di A. Dendi, E. Severina, A. Aretini
Carlo Signorelli Editore, Milano

Rime