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Lanalisi delle passioni. In queste opere, Verga adotta temi e modi atti a incontrare il gusto medio del pubblico (le vicende narrate appaiono decisamente melodrammatiche, i personaggi specie femminili eccessivi, lo stile enfatico), ma muove da alcuni capisaldi teorici che rimarranno centrali anche nella produzione maggiore. Nella Prefazione a Eva, per esempio, lo scrittore enuncia esplicitamente la volontà di dirigere il proprio interesse verso lanalisi delle passioni, affinché si realizzi il fine dellarte, ossia la rappresentazione del vero: "Eccovi una narrazione sogno o storia poco importa ma vera, comè stata o come potrebbe essere, senza rettorica e senza ipocrisie". Si tratta di unaffermazione importante, anche se la natura di tale "vero" risente ancora visibilmente del gusto tardoromantico e scapigliato, come rivela il fatto che allarte è assegnato il compito di denunciare la corruzione della società borghese, e di difendere i valori morali e lautenticità delle passioni e del dolore.
Dai romanzi "borghesi" alla materia "siciliana". Mentre è impegnato nella stesura degli ultimi romanzi di questo periodo (Tigre reale ed Eros, entrambi pubblicati nel 1875), Verga sperimenta la possibilità di una nuova e diversa ambientazione: la novella Nedda, le cui vicende si svolgono nella Sicilia rurale, risale infatti al 1874, e il bozzetto Padron Ntoni, anticipazione dei futuri Malavoglia, al 1875.
Appare quindi discutibile linterpretazione di Luigi Capuana e Luigi Russo, che consideravano lapprodo alla narrativa di ambiente rurale come una sorta di "conversione" dettata dal rifiuto morale del mondo borghese in nome della superiore autenticità di quello contadino. Si tratta piuttosto di una scelta letteraria che risponde a unevoluzione del gusto e degli interessi dellautore, sollecitato non solo dagli esempi letterari stranieri (proprio in quegli anni lamico Capuana recensiva sul "Corriere della sera" lAssommoir di Zola), ma anche dal clima culturale italiano (la questione meridionale era al centro del dibattito politico e nel 1877 furono pubblicati i risultati dellInchiesta in Sicilia di Franchetti e Sonnino). Del resto linteresse per personaggi e ambienti cittadini e borghesi non viene ad annullarsi completamente in Verga, anzi tornerà in alcune novelle e soprattutto nel progetto del "Ciclo dei vinti", nel quale lautore si propone di esaminare lintera gamma delle classi sociali, dai pescatori allaristocrazia. Le prime prove "siciliane", comunque, non superano i limiti della produzione mondana: Nedda, ad esempio, pur mettendo in scena la vicenda di unumile raccoglitrice di olive, resta ancora legata ai toni patetici e agli atteggiamenti sentimentali della precedente produzione, di cui appare quasi una traduzione in chiave populistica e rusticana. Occorrerà aspettare la pubblicazione della novella Rosso Malpelo, nel 1878, per trovare una diversità tematica e tecnica radicale rispetto ai romanzi del periodo mondano.
La progressiva adozione di una poetica realista. Tra il 1874 (anno in cui scrive Nedda) e il 1880 (anno in cui escono in volume le novelle di Vita dei campi) Verga individua infatti chiaramente nella preponderante presenza del narratore, nel coinvolgimento autobiografico dellautore e nella melodrammaticità dello stile e del linguaggio i limiti dei propri romanzi "borghesi" e i più seri ostacoli allanalisi lucida e spassionata del vero e allo sviluppo autonomo e realistico della narrazione. La profonda novità di Vita dei campi è quindi frutto non già di unimprovvisa e miracolosa "conversione", bensì dellindividuazione e dellapplicazione di nuovi strumenti e tecniche espressive, corrispondenti alla chiarificazione teorica della propria poetica. Lapprodo a forme di scrittura più mature non si configura come una sconfessione delle precedenti forme narrative, ma come una progressiva adozione di temi (e quindi di personaggi e di ambienti) e di tecniche che, limitando la soggettività della narrazione, le permettano di acquisire autonomia rispetto allautore.
Ladesione al verismo. Il realismo a cui Verga ambiva già nei primi romanzi si traduce nella messa a punto dei canoni veristi di una narrativa caratterizzata in primo luogo dal principio dellimpersonalità: lautore si eclissa dalla narrazione; come risulta chiaro dai pochi ma essenziali documenti di questi anni, ciò implica la necessità di guardare alla materia narrata "da una certa distanza", per poter conservare intatta la lucidità di analisi e non interferire quindi con giudizi e commenti; lo scopo, come si legge in un famoso passaggio della Prefazione alla novella Lamante di Gramigna, è che lopera darte sembri "essersi fatta da sé [...] senza serbare alcun punto di contatto col suo autore".
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