La pestilenza del 1348. Nel 1348 Boccaccio fu certamente a Firenze, dove assistette alle terribili devastazioni della peste (descritta nell’introduzione al Decameron), che causò la morte di numerosi amici e familiari dello scrittore e soprattutto del padre e della matrigna nel 1348. Ereditato il patrimonio paterno, Boccaccio incominciò a divenire un personaggio influente della vita cittadina e venne incaricato dal Comune di importanti ambascerie per cercare appoggi contro i Visconti di Milano. Si recò anche ad Avignone per informare papa Innocenzo VI sulla posizione di Firenze riguardo alla calata dell’imperatore Carlo IV in Italia.

La stesura del Decameron. Fra il 1349 e il 1351 (o il 1353) Boccaccio scrisse il suo capolavoro, il Decameron, in cui abbandona l’esuberanza narrativa e favoleggiante delle prime opere (se si eccettua l’Elegia di madonna Fiammetta) e, pur senza rinunciare alla sua naturale vena sensuale e vitalistica, dipinge un affresco della società del suo tempo che, quanto a varietà e concretezza realistica, non ha precedenti né nella letteratura greco-latina né in quella romanza. Intanto, nel 1350, Boccaccio aveva conosciuto a Firenze Francesco Petrarca e avviato un sodalizio intellettuale che sarebbe durato fino alla morte del poeta aretino.

Gli studi eruditi e i contatti con Petrarca. Dopo il Decameron Boccaccio si dedicò soprattutto agli studi eruditi e alla composizione di opere in latino. Ricordiamo il Bucolicum carmen (scritto fra il 1346 e il 1367), composto da sedici ecloghe pastorali in cui vengono trasfigurate anche vicende autobiografiche, e soprattutto gli scritti eruditi: le biografie De casibus virorum illustrium (Sulle sventure di uomini illustri, 1355-1373) e De mulieribus claris (Sulle donne celebri, 1361-1362), il repertorio geografico-letterario De montibus, silvis, fontibus, lacubus, fluminibus, stagnis seu paludibus et de nominibus maris (1355-1374) e il repertorio mitologico Genealogia deorum gentilium (1350-1374). Quest’ultimo lavoro, in cui Boccaccio riversò la sua vasta erudizione da autodidatta, ebbe poi enorme diffusione in età umanistica, contribuendo a diffondere in Italia l’interesse per la cultura e la letteratura greca.
Negli anni Cinquanta Boccaccio, pur avendo ormai raggiunto una posizione di indiscusso prestigio presso i concittadini, cercò di trovare una sistemazione nell’amata Napoli: vi tornò nel 1355, nella speranza, rivelatasi vana, di ottenere l’incarico di segretario regio, e poi nel 1362, contando sull’appoggio di un vecchio amico divenuto nel frattempo assai potente, Niccolò Acciaiuoli, il quale però lo accolse freddamente.
Nel 1359 visitò Petrarca a Milano, trascorrendo con lui intense giornate di letture e conversazioni. Dal 1360 al 1362 ospitò a Firenze il monaco calabrese Leonzio Pilato, dal quale imparò, primo fra i grandi letterati europei, la lingua greca (che invece il dotto Petrarca ignorava).

Il ritiro a Certaldo. In quello stesso 1360, a causa di una congiura contro il Comune fiorentino in cui erano implicati dei suoi amici, Boccaccio cadde in disgrazia e perse gli incarichi pubblici, ma Innocenzo VI lo autorizzò ad assumere gli ordini sacerdotali. Nel 1361 si ritirò a Certaldo, dove risiedette con una certa continuità fino agli ultimi giorni. Ma nonostante questa maggiore inclinazione alla meditazione e alla solitudine, Boccaccio, rientrato nelle grazie del Comune intorno al 1365, non mancò di svolgere altre importanti missioni diplomatiche, come quelle presso papa Urbano V, ad Avignone (1365) e poi a Roma (1367).

La lettura pubblica della Commedia. Fra il 1370 e il 1371 tornò per l’ultima volta a Napoli, dove fu benevolmente accolto dalla regina Giovanna. Nel 1373 fu incaricato dal comune di Firenze di commentare pubblicamente, nella chiesa di Santo Stefano di Badia, la Commedia di Dante (al poeta fiorentino Boccaccio dedicò un vero e proprio culto, espresso fra l’altro nella biografia in latino nota come Trattatello in laude di Dante), ma dovette interrompere il lavoro alla sessantesima lezione per l’aggravarsi delle proprie condizioni di salute. Invecchiato precocemente, tormentato dall’obesità e dalla scabbia, Boccaccio si spense il 21 dicembre 1375 a Certaldo.

 

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