Illuminismo e pessimismo

Le basi filosofiche e letterarie del pessimismo. Per comprendere pienamente il senso dell’opera e del pensiero leopardiano è necessario sgomberare il campo da alcuni fuorvianti luoghi comuni. Il primo è quello che lega il pessimismo di Leopardi alle precarie condizioni fisiche derivanti da un’adolescenza sacrificata: simile avvilente teoria fu dal poeta stesso respinta in modo sdegnato. Si comprende come i suoi avversari, soprattutto di fede cattolica, avessero un preciso interesse nel voler ridurre la sua solida costruzione filosofico-letteraria di natura materialista a banale conseguenza d’una mente prostrata da delusioni personali e dal dolore fisico; e lo fecero — Niccolò Tommaseo primo fra tutti — anche con attacchi che andavano a toccare, spesso con pesante indiscrezione, le più intime sfere del privato. Rimane comunque sorprendente che, a distanza di oltre un secolo, si sia potuto insistere sulla semplicistica equazione malattia-pessimismo, negando la reale profondità di un pensiero di così vasta portata e così straordinariamente preveggente nel panorama della cultura europea: basti pensare al tema della noia, che diverrà cruciale nella letteratura ottocentesca (da Baudelaire a Flaubert).

Il rifiuto dei sistemi filosofici astratti. Certo, le riflessioni leopardiane non sono mai state contraddistinte da quel rigore sistematico che spesso — soprattutto in passato — si è voluto considerare come la caratteristica fondamentale del vero filosofo; tuttavia è bene sottolineare che questa supposta carenza di metodo non deriva affatto da un limite soggettivo, ma piuttosto da una precisa scelta teorica: quella di rifiutare qualsiasi astrazione. Secondo Leopardi, i pensieri nascono infatti sempre dal confronto con circostanze concrete e ogni tentativo di inquadrarli all’interno di un organismo logico-filosofico perfetto ma astratto non può che condurre a un impoverimento della nostra capacità di comprendere la realtà, soprattutto quella delle vicende e dei sentimenti umani, che solo raramente si lascia ricondurre a griglie interpretative precostituite.

Il clima di dibattito tra ideologie opposte. Un’altra questione che va riconsiderata criticamente è l’idea della nociva oppressione esercitata su Leopardi da un ambiente oscurantista e intellettualmente angusto. Per mettere in discussione questa semplicistica tesi basterebbe prendere in considerazione la biblioteca del padre Monaldo (tra l’altro aperta a tutta la cittadinanza), che raccoglie le opere dei maggiori esponenti della cultura laica e razionalista del Settecento, da Fontenelle a Voltaire. Vero è che il poeta si sente soffocato nella stagnante atmosfera recanatese, ma non meno stagnante è l’ambiente intellettuale romano che trova nella sua prima sortita del 1822.
Leopardi vive in un periodo storico che esce dai radicali sconvolgimenti della Rivoluzione francese e del cataclisma napoleonico. Il successivo ordine imposto dalla Restaurazione è come una grande incubatrice di nuove prospettive storiche, economiche e culturali, che stanno prendendo lentamente forma da un confronto a tutto campo tra ideologie opposte. Il periodo in cui vive Leopardi è percorso da un acerrimo, tormentato, ma anche fertile dibattito, destinato ad approdare non solo a nuovi assetti politico-sociali, ma anche e soprattutto a un radicale rinnovamento delle coscienze, a un vero e proprio trapasso epocale. Ignorare questa realtà significa restare privi dei presupposti necessari a comprendere la complessa evoluzione del pensiero e dell’arte leopardiana.

L’ampiezza delle letture. Come s’è visto, la formazione del giovane Leopardi sul piano letterario si fonda su una vastissima conoscenza del mondo classico, ma anche di tutta la tradizione accademica italiana; sul piano filosofico, invece, determinante risulta la lettura dei massimi rappresentanti del razionalismo illuminista francese. Si aggiunge in un secondo tempo anche la conoscenza dei più significativi autori preromantici e contemporanei (ricordiamo il Werther di Goethe e soprattutto l’Ortis foscoliano), da cui Leopardi deriva la conoscenza appassionata di quelle eroiche speranze libertarie definitivamente naufragate con la fine dell’era napoleonica.

 

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