L’attività diplomatica. Quello stesso anno Petrarca partecipò alle trattative diplomatiche fra i Colonna, suoi protettori, i Visconti e gli Angiò, che tolsero Parma agli Scaligeri e la misero sotto il dominio di Azzo da Correggio, presso il quale il poeta dimorò fino al 1342, anno in cui ripartì per la Provenza. Nel 1343 si recò prima a Napoli, in qualità di messo papale, e poi di nuovo a Parma, da dove si allontanò alla fine del 1344 per tornarsene a Valchiusa allo scoppio della guerra in cui furono coinvolti gli Estensi, i Gonzaga, i Visconti e gli Scaligeri. Le riflessioni di Petrarca sui sanguinosi conflitti che opponevano le grandi famiglie italiane culminarono nella stesura della celeberrima canzone civile Italia mia, benché ’l parlar sia indarno. Fra il 1343 e il 1345 Petrarca si dedicò anche a un’opera di compilazione in prosa, i Rerum memorandarum libri (Libri di cose memorabili), raccolta di episodi e aneddoti antichi e moderni intesi a illustrare le quattro virtù cardinali.

La crisi spirituale e il Secretum. Nel frattempo erano intervenuti due episodi a turbare l’animo del poeta: la nascita, nel 1342, della figlia Francesca e soprattutto la monacazione del fratello Gherardo, che si ritirò nel monastero certosino di Montrieux. La conversione di Gherardo, con il quale Francesco aveva vissuto gli anni più spensierati della sua vita, prima a Bologna e poi ad Avignone, alimentò nel poeta una crisi spirituale che, se pure non lo portò mai a una scelta così radicale come quella del fratello, lo indusse a una complessa e sofferta meditazione sulla propria esistenza. Sono questi gli anni nei quali è immaginata la riflessione del Secretum, l’opera in latino in cui le intime lacerazioni del poeta vengono sottoposte a una spietata analisi sotto forma di dialogo immaginario tra Francesco e sant’Agostino.
Nel biennio 1346-1347, lontano dai clamori della politica e della vita cittadina, Petrarca soggiornò nell’amata Valchiusa, dove compose due trattatelli morali in latino i cui titoli testimoniano della sua rinnovata disposizione d’animo: De vita solitaria (La vita solitaria), il più significativo, e De otio religioso (La quiete della vita religiosa), ispiratogli da una visita fatta nel 1347 al fratello Gherardo nella certosa di Montrieux. Secondo alcuni studiosi, il 1347 fu anche l’anno in cui Petrarca incominciò a comporre il Secretum, che altri assegnano invece al 1342-1343.

Il consenso all’impresa di Cola di Rienzo. A richiamare Petrarca nell’agone delle vicende politiche fu l’impresa di Cola di Rienzo (1313-1354). Questi, un popolano romano ispirato dall’ambizioso proposito di riportare l’Italia alla grandezza dell’antica Roma repubblicana, fra il 1347 e il 1348 capeggiò una rivolta popolare e assunse il controllo del senato romano, esautorando i ceti nobiliari e tentando di ottenere l’appoggio delle città italiane. Petrarca scrisse una lettera a Cola per manifestargli il proprio consenso, rammaricandosi persino di non avere potuto partecipare personalmente alla sua iniziativa. Si diresse anche verso Roma, ma nel frattempo papa Clemente VI riuscì a far fallire la rivolta con l’appoggio dei Colonna, e Petrarca, avutane notizia, riparò a Genova. La conseguenza di questi fatti fu la rottura con i Colonna e la crescente ostilità nei confronti della curia di Avignone – espressa in termini assai aspri nei sonetti antiavignonesi e nel gruppo di lettere latine intitolato Sine nomine (Senza nome, ossia senza l’indicazione del destinatario) – che costrinse il poeta a rinunciare alla residenza di Valchiusa e a cercare una sistemazione stabile in Italia.

La morte di Laura. Recatosi a Parma nel 1348 per assumere il beneficio di un altro canonicato, fu raggiunto dalla notizia della morte di Laura, avvenuta il 6 aprile (ma la data è stata forse corretta dal poeta, in base al suo gusto per le corrispondenze simmetriche, in modo che coincida con quelle da lui assegnate alla nascita della donna e al loro primo incontro). La donna fu vittima dell’epidemia di peste che tolse al poeta anche diversi amici e conoscenti. Petrarca decise allora di radunare in un corpus organico le liriche in volgare, sia d’amore sia di altro argomento: si formò così la prima delle nove stesure del Canzoniere .
L’amicizia con Boccaccio. Nel 1350 tornò a Roma in occasione dell’Anno santo, passando per Firenze, dove conobbe Boccaccio, che gli ricambierà la visita, a Padova, per comunicargli la restituzione dei beni paterni confiscati. Da questo momento i due grandi scrittori si legano di fraterna amicizia, dando vita a un sodalizio che si rivelerà fecondo di influssi reciproci.

Il soggiorno milanese. Negli anni 1353-1361 Petrarca si stabilì a Milano, presso i Visconti, suscitando le perplessità di molti amici ed estimatori a causa della fama di tiranno che circondava l’arcivescovo Giovanni Visconti, suo protettore. Durante il soggiorno milanese, Petrarca si dedicò intensamente al lavoro letterario, pur svolgendo di tanto in tanto qualche missione diplomatica. In particolare attese alla sistemazione del proprio epistolario, all’ordinamento delle poesie in volgare, alla revisione del Secretum, alla ripresa del poema didascalico-allegorico in volgare Trionfi (iniziato probabilmente intorno al 1342).
Nel 1361, per sfuggire alla peste, lasciò Milano e raggiunse prima Padova poi Venezia, dove ricevette una nuova visita di Boccaccio e fu raggiunto dalla figlia Francesca. Trascorse gli ultimi anni di vita fra Padova e Arquà – un piccolo borgo tra i colli Euganei che gli ricordava l’amata Valchiusa – dove morì improvvisamente nella notte fra il 18 e il 19 luglio 1374.

 

1 - 2 - 3 - 4