Francesco Guicciardini

Francesco Guicciardini nacque a Firenze nel 1483; la famiglia cui apparteneva, una delle più importanti della città, godeva di un notevole benessere economico, garantito da attività bancarie e mercantili, e i suoi esponenti da tempo occupavano varie e rilevanti cariche pubbliche.
Il padre Piero, personaggio di rilievo della vita politica della città, ambasciatore dei Medici presso la corte sforzesca di Milano, indirizzò il giovane Francesco verso un tipo di studi, quelli di diritto, che garantissero al figlio una carriera in sintonia con le ambizioni e le aspettative della famiglia.
Nel 1508 Guicciardini entrò nella magistratura degli Otto di Guardia, mostrando subito la sua determinazione di raggiungere una posizione adeguata all’alta considerazione che aveva di sé e soprattutto al suo forte senso di appartenenza a una cerchia sociale elitaria, quella degli «ottimati», senso che influenzerà sempre le sue posizioni e i suoi giudizi di politico e di scrittore. A questo proposito va notato che l’attività letteraria di Guicciardini non nasce autonomamente, ma come riflesso di quella pubblica.
A partire dal 1505 Guicciardini aveva avviato una fortunata attività di avvocato civile, che si concluse nel 1511 quando fu nominato ambasciatore della repubblica fiorentina presso la corte di Ferdinando il Cattolico, re di Spagna; incarico prestigioso, che Guicciardini assunse prima di compiere trent’anni (l’età minima per un diplomatico in base agli ordinamenti allora in vigore) e che segna l’inizio di una carriera politica ai massimi livelli.
Nacquero da questa esperienza la Relazione di Spagna, attenta analisi della società e della politica del paese iberico, una serie di Discorsi, tra cui il Discorso di Logrogno, importante intervento sui problemi istituzionali della repubblica di Firenze, e la prima stesura dei Ricordi.
Nel 1513, un anno dopo il ritorno al potere dei Medici, Guicciardini tornò a Firenze, dove fu momentaneamente allontanato dagli incarichi pubblici per i suoi passati legami con la repubblica, ma la sua carriera subì un nuovo impulso in seguito all’elezione al soglio pontificio di Leone X, al secolo Giovanni de’ Medici, che lo nominò governatore di Modena (1516) e di Reggio (1517) con il compito di riportare l’ordine in quelle regioni sconvolte dalla violenza e dai soprusi dei signorotti locali. È un impegno che Guicciardini perseguì con energia, guadagnandosi la fama di uomo severo e incorruttibile.
Nel 1521 Guicciardini cominciò la stesura del Dialogo del reggimento di Firenze (concluso nel 1526), secondo e più articolato intervento su un progetto di governo della città, e assunse l’incarico di Commissario generale dell’esercito pontificio, a quel tempo schierato a fianco degli spagnoli nel conflitto che si era appena riaperto con la Francia. In questa veste dimostrò il suo valore sul campo, dirigendo con successo la difesa di Parma dall’assalto dei francesi.
Con l’elezione di Clemente VII (1523), secondo dei papi Medici, la fortuna politica di Guicciardini toccò il suo apice: prima venne chiamato alla presidenza della Romagna, provincia papale devastata da conflitti di tipo feudale, in seguito fu a Roma, dove riuscì a convincere il pontefice a aderire alla Lega di Cognac, l’alleanza tra gli stati italiani e la Francia costituita allo scopo di arginare lo strapotere imperiale sulla penisola, divenuto insostenibile dopo la battaglia di Pavia del 1525.
La sconfitta militare della Lega e il successivo tragico sacco di Roma (1527) provocarono il suo licenziamento dalla carica di consigliere del papa e il suo ritorno a Firenze, dove nel frattempo era stata di nuovo proclamata la repubblica; osteggiato dal nuovo governo a causa dei suoi trascorsi di alto funzionario al servizio dei papi medicei, si ritirò a vita privata. Trasferitosi poi a Roma sotto la protezione del papa, al quale era ormai legato il suo destino politico, scrisse le Considerazioni sui Discorsi del Machiavelli e la redazione finale dei Ricordi.
Nel 1530, dopo la definitiva capitolazione della repubblica, fu inviato a Firenze con il compito di formulare un progetto istituzionale di governo; nel 1534 fu assunto dal duca Alessandro de’ Medici come consigliere.
Nel 1537 Alessandro morì assassinato da Lorenzino de’ Medici; Guicciardini, insieme ad altri esponenti dell’aristocrazia fiorentina, caldeggiò e favorì la successione di Cosimo, il quale però, incline a un governo di tipo assolutistico e favorevole a una politica filoimperiale, lo emarginò di fatto dalle responsabilità di comando, concedendogli riconoscimenti puramente onorifici.
Ritiratosi definitivamente ad Arcetri nello stesso anno, Guicciardini si dedicò con tutte le sue energie alla stesura della Storia d’Italia , opera che si interruppe alla sua morte, avvenuta nel 1540.

Tratto da Moduli di letteratura italiana ed europea,
di A. Dendi, E. Severina, A. Aretini
Carlo Signorelli Editore, Milano

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