Dino Compagni

Dino Compagni visse a Firenze fra il 1255 circa e il 1324. Pur non diventando mai un vero protagonista della vita politica della sua città, vi partecipò attivamente in qualità di esponente della fazione popolare e democratica. Nel 1294 contribuì alla stesura degli Ordinamenti di giustizia di Giano della Bella, che vietavano la partecipazione alla vita politica ai Grandi, cioè all’aristocrazia. La cacciata di Giano, l’anno successivo, provocò un processo nei riguardi di Dino, dal quale uscì assolto. Nell’ottobre del 1301 fu priore, ma venne allontanato dalla carica in quanto simpatizzava per la parte Bianca, sconfitta dai Neri l’anno prima. Evitò però l’esilio (al contrario di Dante, con il quale da questo momento in poi condividerà molte idee e molte speranze) e rimase a Firenze. La discesa di Arrigo VII, nel 1310, fu probabilmente all’origine della decisione di stendere la Cronica delle cose occorrenti ne’ tempi suoi , l’opera per la quale è ricordato, interrotta un paio di anni più tardi, quando i sogni di una rappacificazione della città sotto l’egida imperiale erano ormai svaniti.

Tratto da Moduli di letteratura italiana ed europea
di A. Dendi, E. Severina, A. Aretini
Carlo Signorelli Editore, Milano

Cronica delle cose occorrenti ne’ tempi suoi