Francesco De Sanctis

Francesco De Sanctis nacque nel 1817 a Morra Irpinia ( ora in provincia di Avellino) da una famiglia di piccoli proprietari terrieri. Compì gli studi a Napoli e frequentò a partire dal 1833, la scuola di Ferdinando Puoti, il più noto tra i puristi napoletani. Nel 1839 incominciò la sua carriera di insegnante , accettando un incarico presso la scuola militare di San Giovanni Carbonara e poi nel 1841 presso il Collegio militare della Nunziatella; contemporaneamente aveva aperto una scuola privata di grammatica e letteratura (la sua prima scuola "napoletana"), destinata a raccogliere e formare molti giovani di talento. Attraverso decisive letture degli illuministi-enciclopedisti, di Vico, di Locke , dei sensisti ( Cesarotti, Beccaria), di Herder e di Sisismondi, veniva superando, intanto la sua iniziale formazione purista (attenta agli aspetti formali e stilistici più che ai contenuti), per orientare la sua indagine più alla concretezza e alla storia. Fondamentale sarà la conoscenza, tra il 1843 e il 1845, dell’Estetica di Hegel e del Primato di Gioberti: la prima darà un buon supporto teorico alla sua critica estetico-psicologica, mentre la seconda lo farà riflettere sullo stretto rapporto tra letteratura e vita nazionale.
Guadagnato alle posizioni cattolico-liberali giobertiane, se ne discostò dopo il maggio del 1848, quando con i suoi studenti partecipò all’insurrezione napoletana, per abbracciare quelle laiche e democratiche mazziniane. In seguito alla restaurazione borbonica nel 1849 si rifugiò a Cosenza, dove lavorò come precettore dei figli del barone Guzzolini e dove scrisse i primi saggi critici (sull’epistolario di Leopardi e sul teatro di Schiller), ma l’anno dopo fu arrestato e incarcerato a Castel dell’Ovo a Napoli. Trascorse i tre anni di detenzione dedicandosi agli studi: approfondì Hegel, studiò tedesco, scrisse il dramma Torquato Tasso. Nel 1853 il carcere gi fu commutato in esilio, ma riuscì a fuggire durante il viaggio che doveva portarlo in America e a riparare a Torino. Qui visse alcuni anni insegnando e collaborando, con saggi critici, a vari giornali. Nel 1856 fu chiamato a insegnare letteratura italiana al Politecnico federale di Zurigo, dove rimase fino al 1860 e dove ebbe modo di frequentare illustri studiosi, come Burkhardt, ed estendere e sue conoscenze ad autori europei come Quinet, Prodhon, Schopenauer, Heine.
Alla vigilia del plebiscito per l’annessione del Mezzogiorno al Regno sabaudo, nel 1860, tornò in Italia per mettersi a disposizione di Garibaldi che lo nominò governatore di Avellino. A partire da qui ha inizio la sua carriera politica: fu eletto deputato e nominato Ministro della pubblica istruzione prima nel governo Cavour, poi nel governo Ricasoli. Deluso dalla politica autoritaria della Destra si avvicino l’anno dopo ai democratici moderati e con Settembrini l’anno dopo fondo l’Associazione unitaria costituzionale, di cui diresse l’organo di stampa, il quotidiano l’"Italia". Rieletto deputato, tra il 1865 e il 1870, soggiornò a Firenze allora capitale, dove scrisse la storia della letteratura italiana, pubblicata nel 180-1871. Sono di questi anni la pubblicazione dei Saggi critici (1866, edizione definitiva 1874), dove compare li studio sull’uomo Gucciardini.
Nel 1871 gli era stata assegnata la cattedra di Letteratura comparata presso l’Università di Napoli ( la cosiddetta "seconda scuola napoletana" che manterrà fino al 1876, tra i corsi tenuti allora, oltre all’importante prolusione La scienza e la vita (1872), quelli su Manzoni , sulla scuola cattolico liberale ottocentesca, sulla scuola democratica mazziniana, su Leopardi (pubblicati nel 1897 da Croce che raccoglierà anche le lezioni giovanili di De Sanctis, con il titolo la Letteratura Italiana del secolo XIX ): Lasciato l’insegnamento continuò con il suo impegno sia politico — fu di nuovo Ministro della Pubblica istruzione nel governo Cairoli — sia letterario. Dopo lo scritto narrativo Un viaggio elettorale (1879) si dedicò alla questione del naturalism, con lo Studio sopra Emilio Zola (1878) e su Il darwinismo nell’arte (1883), Costretto a dimettersi da ministro per una grave malattia, si ritirò a Napoli, ma nel1883 fu nuovamente eletto deputato; morì nel dicembre dello stesso anno lasciando incompiuta l’autobiografia la giovinezza (1899, postuma).


Tratto da L'invenzione letteraria
di S. Re, L. Simoni
Carlo Signorelli Editore, Milano

Storia della letteratura italiana