Dante Alighieri

La vita e le opere

Nasce a Firenze da famiglia guelfa. Dante, diminutivo di Durante, nacque a Firenze tra la seconda metà del maggio e la prima metà del giugno 1265, da Alighiero di Bellincione e da Bella, forse della famiglia degli Abati. La data precisa della nascita è incerta, come molte altre notizie sulla sua vita; ma Dante stesso, nel canto XXII del Paradiso, dice di essere nato sotto il segno dei Gemelli. La famiglia degli Alighieri, guelfa di non illustre tradizione aristocratica, versava in condizioni economiche modeste, tanto che il padre Alighiero dovette dedicarsi all’attività di cambiavalute, allora considerata poco onorevole per un nobile. La famiglia, inoltre, non rivestiva un ruolo particolarmente importante nella politica di Firenze, tant’è vero che continuava a risiedervi nonostante la grave situazione della parte guelfa dopo la sconfitta subita a Montaperti (1260).

Il matrimonio con Gemma Donati. Nel 1285 (ma la data non è certa) Dante sposò, con matrimonio organizzato, Gemma di Manetto Donati, appartenente a una delle famiglie guelfe più illustri di Firenze. Dal matrimonio nacquero alcuni figli: sicuramente Jacopo, Pietro e Antonia, che si fece suora con il nome di Beatrice, e forse anche un quarto di nome Giovanni.
Come fiorentino, Dante partecipò ben presto alle vicende militari della sua città: nel 1289, durante la battaglia di Campaldino, ricordata nel canto XXII dell’Inferno (vv. 4-5), egli combatté contro i ghibellini alleati di Arezzo in qualità di «feditore» a cavallo (cioè tra i cavalieri scelti dotati di armi leggere, che nello svolgimento della battaglia avevano il compito di attaccare per primi). Combatté in seguito contro Pisa, partecipando all’assedio del comune di Caprona, episodio menzionato sempre nell’Inferno (XXI, vv. 94-96).

La prima formazione culturale. La prima formazione culturale di Dante ebbe luogo nella Firenze comunale di fine Duecento, una città dominata dalle lotte irriducibili tra le fazioni e in cui anche la figura dell’intellettuale svolgeva spesso un ruolo politico di primo piano. Suo riconosciuto maestro fu Brunetto Latini , profondo conoscitore della letteratura francese, allora famoso in tutta Europa grazie agli studi sull’arte retorica applicata alla politica. Anche l’attività poetica di Dante incominciò, con ogni probabilità molto precocemente, a Firenze, e i modi dell’esordio ebbero ripercussioni notevoli sulla sua personalità di scrittore. La città toscana era tra le più attive come centro di diffusione della nuova poesia cortese, il cui maestro era Guittone d’Arezzo , e vi vivevano altri insigni poeti, taluni coetanei di Dante, tra i quali Guido Cavalcanti , la cui amicizia è di fondamentale importanza per Dante. Abbiamo testimonianza, nelle Rime , dei frequenti scambi poetici che Dante intratteneva con poeti fiorentini e toscani, come Lapo Gianni e Cino da Pistoia, con i quali egli condivise l’esperienza stilnovistica.

La produzione giovanile e la Vita nova. Voci autorevoli della critica più recente propongono di attribuire a Dante due poemetti, il Fiore e il Detto d’Amore, la cui composizione risalirebbe alla fase prestilnovistica e rappresenterebbe, quindi, l’esordio di Dante in campo letterario. Ma l’esito più maturo e di sicura attribuzione di questa prima stagione rimane in ogni caso il libro della Vita nova (ultimato quasi certamente nel 1294), in cui per la prima volta compare Beatrice (comunemente identificata con Bice figlia di Folco Portinari, moglie di Simone dei Bardi), colei che diventerà per Dante simbolo della perfezione dell’amore e della bellezza femminile.

Il periodo degli studi filosofici. In seguito alla morte prematura della donna (1290), e probabilmente sollecitato anche da una profonda crisi intellettuale e morale, Dante scelse di abbandonare per un certo periodo la poesia per dedicarsi agli studi filosofici. Frequentò allora le due principali «università» fiorentine del tempo: lo «studium» francescano di Santa Croce, specializzato nella lettura e nel commento di Agostino, dei padri della Chiesa e dei mistici (come Bernardo di Chiaravalle, Bonaventura da Bagnoregio, Riccardo da San Vittore); e quello domenicano di Santa Maria Novella, specializzato nello studio di Aristotele attraverso i commenti dei teologi contemporanei Alberto Magno e Tommaso d’Aquino. L’immersione nello studio della filosofia durò «trenta mesi», secondo la testimonianza del Convivio , e fu preceduta da un breve soggiorno a Bologna, tra il 1286 e il 1287, durante il quale Dante può aver avuto accesso al fiorente centro universitario di quella città.

 

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