Cino da Pistoia

Nato a Pistoia intorno al 1270, Cino conseguì nel 1292 a Bologna la laurea in diritto ed esercitò a lungo l’attività professionale, divenendo uno dei più illustri giuristi del suo tempo. Fu legato, almeno fino ai primi anni del Trecento, da profonda amicizia a Dante che lo cita nel De vulgari eloquentia come il poeta della dolcezza. I due uniti dal comune destino dell’esilio, anche se quello di Cino fu assai più breve, tennero una fitta corrispondenza poetica, ma il silenzio di Dante nella Commedia fa supporre che il loro rapporto andò deteriorandosi, se non sul piano personale, almeno su quello poetico. Il suo canzoniere comprende venti canzoni, undici ballate e ben centotrentaquattro sonetti, più una serie di rime a lui attribuite, ma della cui paternità non si è ancora certi.

Epigono dello stilnovo, precursore del Petrarca , anello di congiunzione e mediatore fra l’esperienza ancora duecentesca dello stilnovo e la lirica d’amore del Trecento, così Cino è stato definito da coloro che hanno studiato la sua produzione poetica di gran lunga la più estesa fra gli stilnovisti, se si esclude l’amico Dante. Il contributo originale della sua poesia, segnata in larga misura dall’esperienza dantesca e cavalcantiana, risiede nello stile dolce e musicale e nel tono malinconico ed elegiaco con il quale il pistoiese canta la lontananza dall’amata e il ricordo dei tempi felici. La sua poesia, meno selezionata rispetto all’esperienza del Dante stilnovista e quindi più compromessa con la tradizione provenzale e siciliana, piacque particolarmente a Petrarca, che la utilizzò ampiamente come repertorio di materiali poetici e di motivi.


Tratto da L'invenzione letteraria
di S. Re, L. Simoni
Carlo Signorelli Editore, Milano

Rime