Cesare Beccaria

Cesare Beccaria nasce a Milano nel 1738. Tra gli otto e i sedici anni studia nel Collegio dei gesuiti di Parma, come Pietro Verri, e quindi a Pavia, dove si laurea in legge nel 1758. Tornato a Milano, a partire dal 1760 inizia a occuparsi di filosofia. Studia soprattutto gli illuministi francesi come Montesquieu, Diderot, Rousseau, prestando anche particolare attenzione ai sensisti come Condillac e Helvétius, ed entra in contatto con i fratelli Verri iniziando a frequentare la Società dei Pugni. Nello stesso periodo intreccia una relazione sentimentale con Teresa Blasco, dalla quale avrà la figlia Giulia, futura madre di Alessandro Manzoni.
Nel 1762 pubblica il suo primo scritto, un saggio polemico, stampato a Lucca, Del disordine e de’ rimedi delle monete nello Stato di Milano, con l’intenzione di far "passare le nozioni di questa parte della economia politica dal silenzio de’ gabinetti de’ filosofi alle mani del popolo". Tra il marzo del 1763 e il gennaio del 1764, sollecitato da Pietro Verri e con l’ideale sostegno di tutto il gruppo della Società dei Pugni, scrive Dei delitti e delle pene . Il libretto, poco più di cento pagine, provoca immediatamente una vasta eco di approvazioni e di contrasti: nel 1766 viene messo all’Indice dalla Chiesa, mentre Voltaire ne pubblica un appassionato Commentaire, favorendone la diffusione in tutta Europa. Nel frattempo Beccaria collabora al "Caffè", difendendo tra l’altro la funzione delle gazzette e dei giornali per la diffusione dell’informazione e della cultura.
Sempre nel 1766 Beccaria compie un viaggio a Parigi insieme ad Alessandro Verri. Qui ha modo di rendersi conto che all’interno dell’illuminismo francese vi è ormai una netta frattura tra quanti continuano a ritenere possibile un’azione riformatrice guidata dai sovrani illuminati e quanti si orientano verso prospettive più radicali. Sempre più influenzato dalle riflessioni di Rousseau, tende a isolarsi: rifiuta l’invito della zarina Caterina II in Russia, rompe l’amicizia con Pietro Verri, che non condivideva il suo abbandono delle grandi ambizioni riformatrici, e si dedica a impegnative riflessioni filosofiche. Tali speculazioni vengono sistematizzate nelle Ricerche intorno alla natura dello stile, la cui prima parte è pubblicata nel 1770, mentre la seconda uscirà postuma nel 1809. Muore a Milano nel 1794.

Tratto da Moduli di letteratura italiana ed europea
di A. Dendi, E. Severina, A. Aretini
Carlo Signorelli Editore, Milano

Dei delitti e delle pene