Cecco Angiolieri

Il più celebre esponente della poesia comico-realistica nella Toscana del Duecento è Cecco (Francesco) Angiolieri, nato a Siena intorno al 1260 e discendente di un nobile casato di parte guelfa. Le notizie tratte dai pochi documenti che lo riguardano coincidono sostanzialmente con il ritratto che di se stesso fa l’Angiolieri nella sua poesia e rivelano il suo fastidio nei confronti della disciplina militare, l’esperienza di esiliato, l’avarizia paterna, le ristrettezze economiche. Una vita irregolare e ai margini, critica verso le istituzioni familiari e sociali, cui fa seguito una poesia di rottura con le tradizioni della lirica cortese. Se questo ritratto può avere un suo fascino e anche una qualche consistenza, va però rifiutata senza mezzi termini l’interpretazione romantica che suppone una precisa coincidenza tra la vita e l’arte e che fa di Cecco un poeta maledetto «ante litteram».
Specie nella prima fase della sua produzione poetica non mancano alcuni componimenti in linea con la tradizione siculo-toscana e conformi al gusto guittoniano, ma sarà il registro comico a prendere ben presto il sopravvento. Il canzoniere di Cecco comprende più di cento sonetti, ma proprio per il ruolo di caposcuola svolto dal senese talvolta è difficile distinguere i suoi componimenti autentici da quelli a lui falsamente attribuiti e opera di qualche imitatore.

Tratto da Moduli di letteratura italiana ed europea,
di A. Dendi, E. Severina, A. Aretini
Carlo Signorelli Editore, Milano

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