Caterina da Siena

Caterina Benincasa nacque a Siena nel 1347; penultima dei venticinque figli del tintore Jacopo e di Lapa di Puccio Piagenti, Caterina manifestò molto presto la sua vocazione ascetica e, contro il volere dei genitori, tra il 1363 e il 1364 entrò nell’ordine terziario delle Mantellate di San Domenico. Tutta la sua breve vita appare dedicata alla contemplazione e alle opere di carità, come la cura dei lebbrosi e il soccorso ai più reietti; ma allo stesso tempo, è immersa totalmente nelle questioni politiche di un’epoca di crisi come il Trecento.
Spinta dai suoi ideali politici, ancora legati ai modelli dell’universalismo medievale, e dall’indole fiera e vigorosa, dal 1370 al 1377 Caterina praticamente prese la parola su tutte le questioni pubbliche di rilievo in quegli anni, scrivendo lettere e viaggiando in Italia e all’estero. La sua attività di pacificatrice (a Pisa e poi a Lucca, dove evitò che quest’ultima partecipasse alla lega contro il papa) rientrava nel più ampio disegno di una riforma della cristianità, che comportava la difesa della dottrina della Chiesa e della sua autonomia dal potere politico, il ritorno della sede pontificia da Avignone a Roma, l’organizzazione di una nuova crociata per liberare la Terrasanta.
Caterina fu ben presto circondata da seguaci provenienti da tutta Italia, ma fu anche sospettata per i suoi interventi dalle autorità ecclesiastiche: la sua ortodossia fu verificata nel 1374 dal capitolo di Santa Maria Novella a Firenze e nel 1377 ad Avignone. Qui si era recata in veste di ambasciatrice di Firenze per ottenere la pace tra la Repubblica fiorentina e il papa; la missione fallì, ma la presenza di Caterina fu di somma importanza per far decidere a Gregorio XI il ritorno alla sede di Roma, avvenuto nello stesso anno e considerato da più parti una sua vittoria. Dopo altri interventi pacificatori a Siena e tra Firenze e Roma, iniziò la battaglia per l’unità della Chiesa, compromessa dallo scisma d’Occidente. Caterina si spense a Roma, all’età di trentatré anni, nel 1380.
Caterina, donna «intellettuale» al confine tra ortodossia ed eresia, ascesi mistica e impegno terreno, fa proprie le diverse tensioni religiose più significative della sua epoca, e si inserisce nella tradizione mistica femminile, rappresentata, nel secolo precedente, dalle francescane Chiara d’Assisi e Angela da Foligno.
La ricchezza del pensiero e dell’esperienza di Caterina emergono dalla raccolta delle 381 Lettere e dal trattato ascetico Dialogo della Divina Provvidenza, dettato ai suoi fedeli nel 1374, in cui vengono svolti i temi della riforma della Chiesa e della condanna dei beni terreni. Il tono ragionativo e l’abito dottrinario del Dialogo e di molte lettere riflettono la formazione domenicana di Caterina, ma per molti aspetti la sua esperienza interiore si avvicina di più alla spiritualità francescana.

Tratto da Moduli di letteratura italiana ed europea,
di A. Dendi, E. Severina, A. Aretini
Carlo Signorelli Editore, Milano

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