Carlo Porta

Carlo Porta nacque a Milano il 15 giugno 1775, primo di tre fratelli. Rimasto orfano di madre a dieci anni, fu immediatamente messo in collegio a Monza, e poi in seminario a Milano. Ben presto, però, il padre lo obbligò a interrompere gli studi e l’avviò alla carriera di contabile.
Intanto lo scenario storico mutava: con l’arrivo dei francesi, nel 1796, le fortune economiche della famiglia Porta vennero messe in discussione e Carlo si trasferì a Venezia. Il soggiorno veneziano (1798-1799) fu un periodo spensierato, segnato dal contatto con l’ambiente letterario lagunare (formato soprattutto da poeti in vernacolo) e dall’avventura amorosa con Adriana Corner Diedo. Al rientro a Milano, egli fu testimone dell’affermarsi definitivo del regime napoleonico, da cui sperava una politica saggia e illuminata.
Nasce in questo clima di fervore il tentativo di traduzione in dialetto milanese dell’Inferno di Dante (1805), prova generale che consente a Carlo di verificare le potenzialità espressive del dialetto. Bisognerà attendere tuttavia il 1812 per datare l’inizio della grande produzione poetica portiana, inaugurata con le prime Desgrazzi de Giovannin Bongee, seguite dalle Olter desgrazzi e dalle satire anticlericali di Fraa Zenever e di Fraa Diodatt.
A Milano, il successo è immediato. Porta entra a fare parte stabilmente del gruppo degli intellettuali di riferimento, e attorno a lui prende vita la congrega dei letterati e artisti della "Cameretta", che ha nome dal luogo dove settimanalmente si ritrovano (il salotto di casa Porta). Porta frequenta Berchet, Grossi, Cattaneo: è un gruppo che affronta, in quegli anni, le tematiche di avanguardia, prima fra tutte la questione romantica. Porta si schiera apertamente fra gli innovatori: la sua poesia infatti aveva anticipato alcune direzioni di ricerca tipicamente romantiche, indagando una realtà "bassa" che la tradizione aulica della letteratura italiana aveva allontanato da sé.
Dopo una crisi, intorno al 1817, legata ad alcune polemiche, Porta tornerà alla poesia con una carica rinnovata e un’intensità espressionistica tutta vòlta all’indagine e allo scavo nella realtà sociale: su questa strada egli saprà anche abbandonare la leggerezza dell’ironia o il compiacimento sarcastico a favore di una moralità acre, autenticamente romantica. In questo modo vanno letti componimenti come la Nomina del Cappellan o l’Offerta a Dio.
Una dolorosissima forma di gotta e altri malanni incominciavano però ad affliggere Porta, che morì il 5 gennaio 1821.

Tratto da Moduli di letteratura italiana ed europea,
di A. Dendi, E. Severina, A. Aretini
Carlo Signorelli Editore, Milano

Poesie