Senatore del Regno. Nel 1885 Carducci fu colpito dal primo attacco di paralisi al braccio destro. Nel 1890 venne nominato senatore del Regno. Ebbe una relazione con la giovane poetessa Annie Vivanti (1868-1942), alla quale dedicò la poesia Ad Annie e per la quale scrisse la prefazione alla raccolta di versi Lirica. Nel 1899 pubblicò la sua ultima raccolta, Rime e ritmi , comprendente poesie scritte fra il 1887 e il 1898. Nel 1904, per motivi di salute (un nuovo attacco di paralisi), dovette lasciare definitivamente l’insegnamento universitario. La sua cattedra sarà assegnata due anni dopo a Giovanni Pascoli. In quegli anni curò egli stesso, presso Zanichelli, l’edizione delle sue Opere in venti volumi (1889-1905). Nel 1906 gli fu conferito il premio Nobel per la letteratura e l’anno dopo, il 18 febbraio, morì a Bologna per un attacco di broncopolmonite.

Un poeta-vate in accordo con il suo tempo

Il ruolo di poeta-vate.
Quella di Carducci è una figura complessa, anche se verosimilmente non molto profonda. Ad esempio nella sua opera entrano spesso argomenti di natura politica o religiosa, ma, come ha rilevato Giovanni Getto, "cattolicesimo e cristianesimo si riducono nella sua scrittura ad una pura e semplice pittoresca mitologia" e "generica e poco approfondita è anche la posizione politica di Carducci, quale si riflette nei suoi versi", dal "giovanile repubblicanesimo [...] al moderatismo monarchico e borghese dell’età matura". Le sue posizioni ideologiche e teoriche, insomma, sono nette, ma non di molta consistenza, e i segni più importanti della sua opera non sono certo da ricercarsi nei componimenti di carattere civile, politico o storico-archeologico.

La passione per i classici e la polemica antiromantica. Il giovanissimo Carducci è immerso nella passione per i classici e si pone in aperto contrasto con il tardoromanticismo di autori come Prati e Aleardi, sottolineando la necessità di un’italianità forte e virile contro le sdolcinature di certa poesia esangue e affettata. La sua posizione, come quella degli "Amici pedanti", si fonda sul principio che la letteratura romantica non educa il popolo, mentre proprio questo dev’essere il compito del poeta: è quindi già presente, con il suo fondo di retorica, l’idea del poeta-vate. Queste posizioni di Carducci, "scudiero dei classici" contro le effusioni sentimentali tardoromantiche, caratterizzano i primi tentativi poetici, raccolti nel volume delle Rime del 1857 e poi fatti confluire in Juvenilia.

L’attenzione alla cultura romantica tedesca. L’anno dopo, nel saggio Di un migliore avviamento delle lettere italiane moderne al proprio fine, egli afferma però che una nuova letteratura nazionale può nascere solo accordando la tradizione classica con i risultati della cultura moderna. Si delinea quindi una posizione meno intransigente nei confronti del romanticismo, che è frutto anche di una nuova attenzione per la cultura romantica tedesca. In questo periodo Carducci è attestato su posizioni repubblicane e giacobine e la sua poesia si volge ai temi sociali e politici con forme che rivelano l’influsso di Heine e di Victor Hugo.
Negli anni Settanta, dopo la pubblicazione delle Poesie, inizia un periodo decisivo anche per la sua produzione poetica. È un periodo di dolore e di lutti, di crisi, ma anche di nuova vitalità grazie all’amore per Carolina-Lidia. Nella raccolta le Primavere elleniche, a lei dedicata, al motivo ispiratore amoroso si accompagna una celebrazione della serenità classica, sulla scorta anche della lettura di grandi autori tedeschi come Goethe, Schiller, von Platen e ancora Heine, contraddistinti tutti dalla passione per la civiltà della Grecia antica.

I centri tematici della poesia carducciana. A questo punto sono già netti e precisabili i centri tematici della poesia carducciana: la nostalgia per il mondo classico perduto; la rievocazione storica del medioevo comunale, visto come esempio di virtù civile; le passioni risorgimentali e patriottiche; e anche, con risultati tra i più importanti e duraturi, il paesaggio toscano e la nostalgia per il tempo e i luoghi della sua giovinezza; infine il senso della morte, che si manifesta come negazione della luce, della solarità vitale che Carducci sente con grande forza. Tra questi nuclei, quello storico-celebrativo – tanto apprezzato dai contemporanei – dà spazio a un’eloquenza e a una retorica che ci appaiono lontane, estranee a un’autentica ispirazione poetica, ridondanti e professorali. Le opere di Carducci che hanno lasciato risultati più duraturi sono quelle legate ai temi più intimi e personali, ai luoghi dell’esperienza vissuta (San Martino, Mezzogiorno alpino), evocati attraverso il ricordo (Traversando la Maremma toscana, Davanti San Guido), oppure connessi a un’emozione, alla morte o al distacco (Funere mersit acerbo, Pianto antico, Alla stazione in una mattina d’autunno).
Anche in questi componimenti, apparentemente più immediati, agisce sempre un sapiente rigore formale che sa divenire anche sperimentazione, come nella scelta metrica delle Odi barbare, dove si sovrappongono l’amore di Carducci per la classicità e l’esigenza, particolarmente sentita negli ultimi decenni del secolo, di uno svecchiamento delle strutture metriche consuete.

L’opera in prosa. Molto vasta e varia è la produzione in prosa di Carducci, alla quale la critica ha riservato un interesse sempre crescente. L’Epistolario (oltre seimila lettere) ci dà modo di osservare da vicino le fasi della vicenda personale e intellettuale di Carducci, il carattere, gli umori, le passioni dell’uomo, dello studioso, del poeta, ma ci offre anche un ottimo esempio di scrittura originale e viva, lontana dalla mediazione letteraria e retorica e frutto esclusivo di un’esigenza profonda di confessione.

L’attività di critico e di filologo. Per quanto attiene invece alla sua attività di professore, di critico e di filologo, Carducci mostra una spiccata attenzione per i valori linguistici e formali, occupandosi di autori delle più diverse epoche: dai trovatori a Dante , Petrarca , Boccaccio , Poliziano , Ariosto e Tasso , fino agli studi su Parini maggiore e Parini minore, su Leopardi e Manzoni . Fra le altre prose, meritano un cenno quelle autobiografiche, dove appaiono la vena ironica e satirica di Carducci e soprattutto l’abbandono alla memoria rievocatrice della sua terra e delle vicende della sua vita.

Belfagor arcidiavolo

Tratto da Moduli di letteratura italiana ed europea
di A. Dendi, E. Severina, A. Aretini
Carlo Signorelli Editore, Milano

Giambi ed epodi
Odi barbare
Rime e ritmi
Rime nuove

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