Dino Campana

Nato a Marradi, nell’Appennino tosco-romagnolo, nel 1885, da una famiglia piccoloborghese (il padre è maestro elementare), Dino Campana, dopo un’infanzia e una prima adolescenza relativamente tranquille, manifesta intorno ai quindici anni segni di squilibrio mentale. La nevrosi della madre, le incomprensioni dei familiari e dell’angusto ambiente di paese, peggiorano la situazione: il giovane Dino viene infatti deriso e trattato come una specie di demente.
Dopo aver conseguito la maturità classica nel 1903, Campana, percorre mezza Europa e l’Argentina, facendo per sopravvivere i mestieri più diversi: suonatore di piano in ritrovi e bordelli, arrotino, portiere in un circolo della capitale, pompiere, poliziotto, sterratore nelle ferrovie. In varie occasioni viene arrestato, per vagabondaggio o per rissa, e rinchiuso in prigione o in manicomio per brevi periodi.
Fra il 1912 e il 1913, Campana pubblica i primi frammenti dei futuri Canti orfici , l’opera unica a cui ha affidato il compito di "giustificare" la sua vita. Pochi mesi più tardi ne consegna il manoscritto a Soffici e Papini, che però, con sbalorditiva negligenza, lo perdono. Con l’aiuto degli appunti, Campana riscrive tutta l’opera, ampliandola e migliorandola. Nel 1914, grazie a una sottoscrizione di amici, può far uscire i Canti orfici, che vengono accolti favorevolmente dalla critica.
Nel 1916 incontra la scrittrice Sibilla Aleramo, con cui ha una breve ma intensissima storia d’amore. Le sue condizioni psichiche vanno però peggiorando rapidamente: ha continui deliri di persecuzione a cui non di rado si uniscono gesti violenti. Nel 1918 viene internato nel manicomio di Castel Pulci, presso Firenze. Ne uscirà soltanto dopo la morte, avvenuta nel 1932 in seguito a una banale infezione.

Tratto da Moduli di letteratura italiana ed europea,
di A. Dendi, E. Severina, A. Aretini
Carlo Signorelli Editore, Milano

Canti orfici