Alessandro Manzoni

La vita e le opere

L'educazione in collegio. Alessandro Manzoni nasce a Milano il 7 marzo 1785, unico figlio di Giulia Beccaria e del nobile Pietro Manzoni (ma probabilmente il padre naturale fu il minore dei fratelli Verri, Giovanni). La madre era figlia di Cesare Beccaria, autore del trattato Dei delitti e delle pene. Un’infanzia e una fanciullezza passate tra balie e collegi con i genitori distanti o assenti e la disciplina chiusa e un po’ ottusa degli educatori (prima i frati barnabiti, poi i frati somaschi), mentre Napoleone diffonde per l’Europa gli ideali della Rivoluzione francese, spingono il giovane Manzoni ad accogliere le idee giacobine e anticlericali, registrate fedelmente nel poemetto Il trionfo della libertà (1801).
L’uscita dal collegio nel 1801 rappresenta una svolta, perché permette a Manzoni di entrare in contatto con l’ambiente culturale milanese. L’incontro con Vincenzo Monti gli fa conoscere la poesia neoclassica, mentre quello con Vincenzo Cuoco lo mette in contatto con l’ala liberale e moderata del Risorgimento italiano, che sosteneva la necessità di privilegiare la via delle riforme rispetto ai metodi rivoluzionari e che eserciterà una notevole influenza su Manzoni, spingendolo ad attenuare il radicalismo dell’adolescenza. Del 1803 è l’idillio Adda, una delle prove più riuscite del suo neoclassicismo.

I soggiorni parigini. Nel 1805 Manzoni giunge a Parigi, accogliendo l’invito della madre e del conte Imbonati, con il quale Giulia conviveva da diversi anni dopo aver divorziato dal marito nel 1792. Imbonati, amico dei fratelli Verri e di altri intellettuali milanesi, muore però poco prima dell’arrivo di Manzoni, che ne onora la memoria con un componimento in endecasillabi sciolti intitolato Carme in morte di Carlo Imbonati. Tornato nel 1807 a Milano per la morte del padre, Manzoni conosce Enrichetta Blondel, figlia di un banchiere ginevrino. Il matrimonio è celebrato con rito calvinista nel 1808.

La conversione. Dal 1807 al 1808 Manzoni risiede tra Milano e Brusuglio, in Brianza, poi torna con la madre e la moglie a Parigi, dove nasce la prima figlia, Giulia Claudia, ma nel 1810 è di nuovo in Lombardia. Del 1809 è la pubblicazione del poemetto neoclassico Urania (dedicato a una delle nove muse), in cui viene esaltata la funzione civilizzatrice della poesia. Ma si tratta dell’ultima opera neoclassica di Manzoni, che ormai si orienta sempre più verso un ben diverso orizzonte ideologico e poetico. In questi anni matura infatti la conversione religiosa dello scrittore, il quale, anche in seguito a lunghe conversazioni con religiosi di ispirazione giansenista, approda a un cattolicesimo estremamente severo e rigoroso. Nel 1810 celebra il matrimonio con Enrichetta – che abiura il calvinismo – secondo il rito cattolico.

La stagione creativa. Gli anni sacri. Del 1812 è il progetto degli Inni sacri , che avrebbe dovuto comprendere dodici poesie dedicate alle principali festività cristiane. In realtà, verranno composti soltanto cinque inni: i primi quattro (La Resurrezione, Il nome di Maria, Il Natale e La Passione) saranno pubblicati nel 1815, mentre La Pentecoste, abbozzata per la prima volta nel 1817, sarà completata nel 1822.
Dal 1811 Manzoni vive tra il palazzo milanese di piazza Belgioioso e la villa di Brusuglio. Intensi restano però i rapporti con gli intellettuali parigini, che si concretizzano in nutriti scambi epistolari, soprattutto con Claude Fauriel, e in un nuovo soggiorno a Parigi tra il 1819 e il 1820. La famiglia intanto è sempre più numerosa: dopo Giulia (1808), nascono Pietro (1813), Cristina (1815), Sofia (1817), Enrico (1819) e Clara (1821), che muore a due anni. Sarebbero poi nati Vittoria (1822), Filippo (1826) e Matilde (1830). Un’altra figlia, Luigia, era nata e morta lo stesso giorno, nel 1811.

 

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